1.
Hard Trax e' un lavoro complesso e molto ricco dal punto di vista
stilistico, e il metodo del cut-up e della sovrapposizione di frammenti
sonori, integrati in un brano organico, sembra essere il metodo compositivo
figlio legittimo di questo decennio. Come integri la tua espressivita' con
le influenze dei vari generi a cui fai riferimento?
Spartaco Cortesi - Fondamentalmente in questo progetto non mi sento vincolato da scelte stilistiche. Ho ascoltato svariati generi musicali ed ho sempre preferito quei gruppi che riuscivano a caratterizzarsi senza ancorarsi ad un genere troppo definito.
Contaminazione e sperimentazione, quando non risentono di vizi di forma, sono ingredienti indispensabili per il processo creativo anche in un momento storico come quello attuale dove tutto sembra ormai esaurito o già sentito.

2.
Che significato ha Yellowcake?
S.C. - Oltre che una "torta gialla" questo termine indica, in gergo tecnico, l'Uranite, un minerale di colore giallastro da cui si ricava l'Uranio; questo significato pone la parola in un altro tipo di contesto, lontano dal mondo culinario e potenzialmente pericoloso.

3.
L'elettronica sembra essere stata fondamentale per la tua svolta
stilistica. Qual'e' la tua sensazione nell'uso delle macchine? Ci sono
delle tecnologie a cui sei particolarmente affezionato?
S.C. Più che di una svolta stilistica parlerei di allargamento di orizzonte. Ho mantenuto lo stesso tipo di approccio alla musica pur usando mezzi diversi. Campionatori e sintetizzatori sono un eccezionale fonte di suoni e possibilità, soprattutto per chi si dedica alla ricerca. Però nonostante la loro versatilità e potenza dobbiamo ricordare che sono solo mezzi e non devono condizionare ma sviluppare il linguaggio e la comunicazione.
Vari tipi di esperineze ed interazioni possono essere molto più stimolanti dell'ultimo synt uscito sul mercato. Anche per questo è nata la collaborazione con F.Bucalowsky e parallelamente sto portando avanti progetti con band "umane" che mi aiutano a mantenere viva una certa fisicità che fa parte del mio background e che non riuscirei a trovare usando solo dei computers.

4.
Che tipo di suoni preferisci campionare?
S.C. Ogni fonte sonora può essere interessante, da rumore di oggetti registrati in casa fino ai vari dischi o cd. Mi piace usare loop di riffs che suono io con qualsiasi strumento abbia a disposizione. Poi manipolando anche elementi che ad un primo ascolto sembrano fuori dal contesto, si possono otttenere sonorità che si adattano ai brani.

5.
Che uso fate o vorreste fare di Internet?
Federico Bucalossi - Per adesso nessuno, quando mi connetto vengo aggredito dall'ansia ... chek mail e fuggi. Metteremo a giorni qualche pagina radicalmente informativa ospiti nel sito di StranoNetwork - www.strano.net.

6.
Alcune frasi di Hakim Bey, stralciate dal suo studio sul ruolo
dell'immagine nella nostra società, introducono il tuo album. Come sono
state scelte e perche'?
F.B. Abbiamo inserito campionature della voce di Hakim Bey per l'importanza che i concetti elaborati nei suoi scritti (vedi T.A.Z. ed altri della Shake Ed.) hanno nel periodo attuale in cui neologismi come nomadismo psichico a volte chiariscono e saldano teorie altrimenti evanescenti.
Nel caso specifico abbiamo estrapolato da una conferenza al c.p.a di Firenze, organizzata da Decoder e documentata da Tommaso Tozzi, lo slogan della settimana di Hakim Bey «The critique of image is the defence of imagination» per sottolineare la svalutazione dell'immagine dovuta al sovraddosaggio.

7.
Sensual Zone (il software che avete scherzosamente definito una 'digital
drug') fra le altre chicche è riuscita a spegnermi il Mac mentre cercavo di
uscire dal programma. Come mai non e' stato inserito in una traccia ROM
nella cersione finale del cd?
F.B. - Sensual Zone è un software in continua evoluzione, una brain machine complessa che genera ininterrottamente luci, colori, segni e suoni senza fornire alcuna informazione specifica, ma anzi, è nato con il presupposto di togliere il surplus di dati ed informazioni superflue ed inutili. Ancora prematuro per inserirlo in Hard Trax, Sensual Zone gira come installazione in centri sociali, esposizioni d'arte ed in cd gold.

8.
Il Fotosound (Video Feedback System) che utilizzate dal vivo, mi ricorda
gli esperimenti degli Area, negli anni settanta, con il pubblico che ignaro
calpesta cavi che a loro volta producono suoni trasmessi all'impianto di
amplificazione. Con che intenti e' stato sviluppato?
F.B. Avrete ormai notato l'attitudine sperimentale del progetto Yellowcake, attitudine che permane nella creazione di segnali, definiti "ciberdelici" durante i live show.
Per il Fotosound Video Feedback System, che altro non è che un loop innescato da traccie laser, utilizzo tecnologia povera leggermente manipolata che reagisce a stimoli manuali con dinamicità ed immediatezza (lascio il lento computer per altri utilizzi) creando segni, colori e simboli casuali alla ricerca di una suggestione psichica il più possibile liberatoria. Abbiamo in cantiere anche un art-project nel quale la nostra performance può assumere aspetti ancora più sperimentali di interazione tra corpo-luce-video-suono.